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Titolo: Guida al vestire critico
Autore: Centro Nuovo Modello di Sviluppo
ISBN: 88-307-1514-x
Pagine: 354
Editore: EMI
Data di pubblicazione: 2006
Note: Il mercato dell’abbigliamento è inondato da una montagna di indumenti tutti diversi per colore, stile, marca, qualità, ma pressoché tutti uguali per le condizioni di lavoro ingiuste, umilianti, oppressive.
Questo quanto scrive Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, dopo una ricerca impegnativa durata oltre un anno nel campo dell’abbigliamento e delle calzature. La Guida che ne risulta è un’opera fondamentale per chi ancora non sa cosa significhi un Made in China scritto sull’etichetta, ma anche per chi da tempo s’interessa dell’argomento. Gli autori portano esempi chiari e ricchi di dettagli interessanti, come la struttura del modello della multinazionale Benetton, i vari tentativi di boycottaggio nei confronti della Nike – scarpe da ginnastica da ¤ 70 di cui 0,50 centesimi rimangono al produttore(!). Il Centro mostra le contraddizioni dei codici di condotta di molte grandi catene che spesso hanno l’obiettivo di tutelare più il marchio che i diritti dei lavoratori (ed infatti in più casi non fanno riferimento alle norme dell’OIL).
La prima parte del libro esplora nel dettaglio i vari meccanismi che caratterizzano il mercato del tessile, delocalizzazione della produzione, zone franche e paradisi fiscali, sfruttamento del lavoro minorile, salari sotto la soglia di povertà, condizioni di lavoro disumane e divieto totale di organizzazione sindacale. La seconda parte, Consigli per un vestire responsabile, invita il consumatore a cercare delle alternative, ancora poche, ma possibili: ridurre l’acquisto di capi di vestiario, scambiare gli abiti tra amici e conoscenti, acquistare nelle Botteghe del Mondo abbigliamento equo, privilegiare il tessile biologico (canapa in primis) e soprattutto non pensare che quanto viene “gettato nel cassonetto” venga regalato a chi ne ha bisogno! Molto interessante la “filiera dello straccio” che nasconde un altro mercato di sfruttamento e imbrogli; vestiti usati che vengono rivenduti in Africa, a scapito delle imprese tessili locali costrette a chiudere (in Zambia si passa da 140 industrie tessili nel 1991 alle 8 odierne!) e chi in Occidente crede di fare della “carità” sta solo creando maggior povertà.
L’ultima parte del volume, Identikit dei pezzi grossi, è una fotografia delle più conosciute aziende nel campo tessile, in base ad appositi questionari inviati dal Centro. Gli aspetti che vengono indagati sono simili a quelli di Guida al consumo critico: grado di trasparenza/segretezza delle informazioni, problemi con i diritti dei lavoratori, ricorso a paradisi fiscali, a forniture dell’esercito, interferenze con la politica e la democrazia, scarso rispetto verso gli animali.
Infine, gli indirizzi delle principali campagne quali Abiti puliti-Clean Clothes Campaign, Azioni urgenti e Acquisti trasparenti.
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